CASA BIDERI

E.A. MARIO E LA CENSURA FASCISTA

3 anni ago, Written by , Posted in NEWS

Chissà come reagì E.A. Mario quando a Natale del 1928 ricevette la lettera del ministro dell’Istruzione del governo Mussolini in cui gli si chiedeva di modificare alcuni versi della celebre “La leggenda del Piave”.
Quella lettera è negli archivi della fondazione Bideri e fa ancora un certo effetto leggere “La seconda strofa contiene alcune espressioni che suonerebbero forse poco opportune sulle labbra dei fanciulli italiani, e precisamente quelle che parlano di <tradimento> e <dell’onta consumata a Caporetto>. Sarei d’avviso che senza alterare sensibilmente il senso della strofa, Vossignoria potrebbe introdurvi le piccole varianti necessarie a sostituire con altre le espressioni su indicate”.
Il ministro Belluzzo proseguiva affermando: “Ad un nobile ed eletto poeta come è la S.V. non riuscirà difficile apportare tale modifica” e, perentorio, chiudeva “Gradirò dalla S.V. un cortese sollecito riscontro e, possibilmente, il testo addirittura della strofa modificata”.
All’epoca della prima stesura del 1918, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell’esercito. Per questo motivo, al posto del verso <Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento> vi era la frase <Ma in una notte triste si parlò di tradimento> e al posto di <poi che il nemico irruppe a Caporetto!> c’era <dell’onta consumata a Caporetto>. In seguito,  fu appurato che il reparto ritenuto responsabile era invece stato sterminato da un attacco con gas letali; si decise così di eliminare dalla canzone il riferimento all’ipotizzato tradimento, considerato non solo impreciso storicamente ma anche sconveniente per il regime.
E.A. Mario apportò le modifiche richieste e La canzone del Piave e nel dicembre del 1935 donò come “oro alla Patria” le medaglie  ricevute come riconoscimento per la canzone insieme con le fedi sua e della moglie.

08 EA MARIO 2

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